Grillo Turritano

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Lo scopo del Grillo Turritano

Nell'immagine Giorgio FalchiLa caratteristica del Grillo Turritano è innanzitutto la preoccupazione per la Sardegna e la di città di Porto Torres, da ciò scaturisce la sua generosità
  1. nel denunciare i problemi sociali, morali, etici ed economici,
  2. nel proporre soluzioni alle problematiche presenti in Sardegna e nella città turritana.
A coloro che porteranno avanti il progetto “Grillo Turritano” non farà difetto la gentilezza d’animo: la persona va sempre rispettata a prescindere, semmai sarà il ruolo che ricopre (Presidente, Sindaco, Assessore, Consigliere, …) ad essere censurato se non sarà consono agli interessi del Popolo Sardo e della sua Terra.
Inoltre saremo riluttanti a certi compromessi che non riguardano prioritariamente il bene della Sardegna e di Porto Torres.
Ascolteremo la gente nelle loro lamentele e insieme individueremo le soluzioni alle criticità presenti.
Metteremo a nudo le mezze verità che scaturiranno dai mass media e, ove si presentasse la necessità, completeremo la stessa notizia che non viene data perché scomoda a qualcuno.
Ribadiamo che il nostro scopo è contribuire al miglioramento della città di Porto Torres e della Sardegna. Con ciò speriamo di non fare la fine del povero grillo presente nella favola di Pinocchio:
Vi dirò dunque, ragazzi, che mentre il povero Geppetto era condotto senza sua colpa in prigione, quel monello di Pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la dava a gambe giú attraverso ai campi, per far piú presto a tornarsene a casa; e nella gran furia del correre saltava greppi altissimi, siepi di pruni e fossi pieni d’acqua, tale e quale come avrebbe potuto fare un capretto o un leprottino inseguito dai cacciatori.
Giunto dinanzi a casa, trovò l’uscio di strada socchiuso. Lo spinse, entrò dentro, e appena ebbe messo tanto di paletto, si gettò a sedere per terra, lasciando andare un gran sospirone di contentezza.
Ma quella contentezza durò poco, perché sentí nella stanza qualcuno che fece:
— Crí-crí-crí!
— Chi è che mi chiama? — disse Pinocchio tutto impaurito.
— Sono io! —
Pinocchio si voltò, e vide un grosso grillo che saliva lentamente su su per il muro.
— Dimmi, Grillo, e tu chi sei?
— Io sono il Grillo-parlante, e abito in questa stanza da piú di cent’anni.
— Oggi però questa stanza è mia — disse il burattino — e se vuoi farmi un vero piacere, vattene subito, senza nemmeno voltarti indietro.
— Io non me ne anderò di qui, — rispose il Grillo — se prima non ti avrò detto una gran verità.
— Dimmela e spicciati.
— Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori, e che abbandonano capricciosamente la casa paterna. Non avranno mai bene in questo mondo; e prima o poi dovranno pentirsene amaramente.
— Canta pure, Grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che domani, all’alba, voglio andarmene di qui, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a scuola, e per amore o per forza mi toccherà a studiare; e io, a dirtela in confidenza, di studiare non ne ho punto voglia, e mi diverto piú a correre dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido.
— Povero grullerello! Ma non sai che, facendo cosí, diventerai da grande un bellissimo somaro, e che tutti si piglieranno gioco di te?
— Chetati, Grillaccio del mal’augurio! — gridò Pinocchio.  
Ma il Grillo, che era paziente e filosofo, invece di aversi a male di questa impertinenza, continuò con lo stesso tono di voce:
— E se non ti garba di andare a scuola, perché non impari almeno un mestiere, tanto da guadagnarti onestamente un pezzo di pane?
— Vuoi che te lo dica? — replicò Pinocchio, che cominciava a perdere la pazienza. — Fra i mestieri del mondo non ce n’è che uno solo che veramente mi vada a genio.
— E questo mestiere sarebbe?
— Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo.
— Per tua regola — disse il Grillo-parlante con la sua solita calma — tutti quelli che fanno codesto mestiere, finiscono quasi sempre allo spedale o in prigione.
— Bada, Grillaccio del mal’augurio!... se mi monta la bizza, guai a te!...
— Povero Pinocchio! mi fai proprio compassione!...
— Perché ti faccio compassione?
— Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno. —
A queste ultime parole, Pinocchio saltò su tutt’infuriato e preso di sul banco un martello di legno, lo scagliò contro il Grillo-parlante.
Prima di terminare alcune precisazioni:
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